Tonnara degli Infreschi

Tonnara degli Infreschi

Documento proveniente dall’Archivio di Stato di Salerno dei beni culturali

Camerota, 19 aprile 1817 
Affitto della Tonnara di Linfreschi, sita nel comune di Camerota di proprietà del marchese D. Orazio Marchese al signor Raffaele Giovine e al sacerdote Stefano Jannuzzi. ASS, Consiglio d’Intendenza, b. 27, f.lo 24 La Tonnara di Linfreschi era un privilegio dei feudatari Marchesi di Camerota, che avevano l’esclusiva della pesca. Con l’eversione della feudalità, molti privilegi vennero aboliti e crollò il prezzo dei fitti delle tonnare. Nella stipula dei contratti per l’affitto di esse gli affittuari erano obbligati a vendere il pesce nei giorni di magro ad un prezzo più basso e nello stesso tempo a pagare la gabella sul pesce della tonnara a favore del comune. 

Il marchese Orazio Marchese, ultimo signore di Camerota affittava la tonnara per circa 500 ducati per un periodo di sei anni e l’impianto, come mostra la documentazione (cfr. Intendenza, b.731, f.li 2-4), pescava tonno nei mesi di maggio e giugno e il pesce, una volta salato, veniva portato a Napoli e all’interno del Principato fino in Basilicata. La tonnara fu abbandonata dal 1806, sia a causa di una rivolta, “…poiché il luogo ove era solito calarsi, è soggetto ad essere sorpreso dai Corsari…” ed inoltre era molto difficile procurarsi i libani, cioè funi di fibre vegetali usate soprattutto nel Cilento e provenienti dalla Spagna, infatti il traffico marittimo, a causa degli eventi politici, si era fermato. Nel 1815, poichè lo stesso Intendente

 ritiene che la riattivazione della medesima tonnara possa essere vantaggiosa per il comune, vengono fatte delle offerte per l’affitto, ma ciò preoccupa il Marchese, il quale, nel contempo aveva avuto il dissequestro dei beni di sua proprietà, compresa la tonnara, che quindi non essendo proprietà del Comune non poteva essere da quest’ultimo data in fitto.

La controversia tra il comune e il Marchese, nelle persone degli affittuari signori Giovine e Jannuzzi, discussa dinanzi al Consiglio di Intendenza, nasceva dalla pretesa del comune di esigere la gabella del pesce per la vendita nel rione di Lentiscosa dai due affittuari.

In realtà dal contratto di affitto risultava che il comune di Camerota non godeva nessun diritto sulla tonnara, perché il Marchese di Camerota “…dietro le Reali determinazioni…del 27 scorso Gennaro andante anno, mercè le quali la Maestà del Re ha ordinato che non sia turbato nel servizio del diritto acquistato per antica concessione di calare la tonnaja nella marina di Linfreschi… si sono

esibiti essi signori …esprimendosi voler essi solidamente prendere in fitto l’esercizio di calar la tonnaja in Linfreschi…hanno stabilito il contratto con i seguenti patti…: il Marchese concede e dà in fitto ad essi Giovine e Jannuzzi l’esercizio di calare la 108 109 tonnaja nel littorale di Linfreschi, e propriamente dove credono più espediente, comprendendosi in detto fitto anche far pescare con altri ordigni…per la durata di sei anni…decorrenti dal primo andante febraro fino a tutto gennaro 1822…”.

Il Marchese, inoltre, dà loro la possibilità di usare la legna delle macchie di sua proprietà “…bisognando di fare…lo fritto dei tonni…” e l’acqua; e fitta loro anche il locale per conservare gli utensili della tonnara, siti nella Marina e chiamati Casino, consistenti in un locale inferiore denominato Magazeno, o bagno e tre stanze superiori da restaurare. Al punto 8 del contratto si stabilisce tra le parti: “…tutte le volte che vengono le barche col pesce, essi conduttori a loro piacimento debbono mandare al signor Marchese quella quantità che a loro piace, e pigliando pesce-spada mandarli gli interiori ad esso…o siano bottoni e mussilli di tonni come parimenti si obbligano mandare in questi anni, sei cassetti di alici salate che si prendono colla pollecca (1) di rotola quattro l’una, salando tonni promettono essi conduttori di mandare…tre cassette di ventresca(2) e tre di tonnina (3)”.

La risoluzione sovrana rimase valida per lungo tempo; infatti in un documento del 1832 i signori Annibale e Paolo Marchese, discendenti di Orazio Marchese, affermavano che la legge abolitiva delle privative non aveva interessato la tonnara di Linfreschi, che godeva ancora della concessione sovrana e quindi non era lecito pescare in quelle acque e il comune non poteva esigere il dazio (cfr. Consiglio di Intendenza, b.27, f.lo 29). Nel 1881 il prefetto Senise di Salerno dichiara che il signor Antonio Orsini, marchese di Camerota è il proprietario della tonnara e vi esercita i diritti di pesca. La tonnara di Linfreschi fino al 1937, quando una tempesta portò via tutto, fu attiva grazie all’opera prima dei fratelli Intartaglia e poi della ditta De Luca di Napoli; essa pescava oltre i tonni, pregiati pesci spada di 40-50 kg, che ancora oggi vengono pescati nella marina di Camerota. (cfr. B. Centola, Le città del Mare. La pesca con le tonnare in Italia, Cava dei Tirreni, 1999)

Note
1) Poleca: in Campania la rete che talvolta si calava, prima dell’alba, per catturare i pesci più minuti. 2) Ventresca: sorra, bianca, pancetta, ovvero parte più bassa dei muscoli laterali obliqui del ventre. 3) Tonnina: il salato di carne cruda di tonno di ogni qualità

http://www.archiviodistatosalerno.beniculturali.it/Risorse/scaricabili/cibomemoriastorica.pdf